Città di parole
come gli uomini vivono ciò che gli architetti inventano

Barcellona
città a tempo o città temporanea?
di Francesco Rossini
 

15 anni, il tempo di un rinnovamento urbano senza precedenti nella storia della città; 10 anni per costruire 100.000 nuove abitazioni; 12 mesi, tempo medio di permanenza nella città da parte degli studenti erasmus; 6 mesi, tempo nel quale lo stato restituisce i contributi accumulati per almeno un anno di lavoro a contratto (paro) ; 3 mesi la mia esperienza a Barcelona; 1 mese il tempo per rendersi conto che la Catalogna non è la Spagna; 15 giorni il tempo medio per la frequenza di corso di spagnolo; 10 giorni per trovare lavoro; 7 giorni il tempo medio per una vacanza; 3 giorni per trovare casa; 1 giorno per comprarsi la bicicletta; 1 ora per raggiungere in metro l’altro capo della città; 20 minuti, il tempo di percorrenza in bici di circa 4 km di città; 15 minuti il tempo per arrivare in spiaggia dal centro della città; 10 minuti il tempo di una fila in banca, 5 minuti per accorgersi del senso di civiltà di questa città, 3 minuti tempo di attesa medio alla fermata della metro; 2 minuti per accorgerti che ti hanno rubato il portafogli; 1 minuto per capire che la rambla è la parte più odiosa di barcelona; 30 secondi per tentare di uscire dalla rambla in pieno agosto; 15 secondi per pensare di cambiare città; 5 secondi per decidere di farlo…ma non ora!
Forse a barcelona l’orologio dei cambiamenti gira più veloce, la città giovane per eccellenza continua ad evolversi, sia nella conformazione urbana che nell’aspetto sociale.
Ci sono migliaia di lavoratori e studenti stranieri che vivono temporaneamente la città, un flusso continuo e costante, che si rinnova sempre, case che vengono affittate nel giro di un anno a svariate persone, 2 mesi, 4 mesi, un anno e così via, una popolazione nomade in continuo mutamento-movimento che si confronta ogni giorno con la popolazione residente, un rapporto di convivenza, dove è difficile riscontrare integrazioni nel tessuto sociale, probabilmente proprio per l’uso a tempo che ne viene fatto.
Barcelona la città meno spagnola per eccellenza, capitale della regione catalana, sempre in competizione con il governo centrale di Madrid, che manifesta attraverso i segni del potere, l’abilità nel portare a termine progetti ambiziosi, un manifesto continuo di autocompiacimento, che determina forti contraddizioni nel tessuto sociale, una città che è l’emblema del cambiamento, una città temporanea appunto, che rischia di perdere gradualmente le proprie radici.
Mancavo da barça, per dirlo in catalano, da un po’ di tempo, a dir la verità ho trovato la città un po’ peggiorata, la politica ha voluto farla diventare una capitale del turismo internazionale, un turismo fatto però di mc donald’s e statue ramblesche, un turismo che vede in testa le fantastiche creazioni di Gaudì, ormai divenute vere e proprie disneyland architettoniche.
Un uso intensivo della città che attrae un numero sempre maggiore di investitori, il rinnovamento che ha investito la città dal 1992,e che ancora oggi è in atto, fa di barcelona un esempio di pianificazione unico al mondo, è incredibile la quantità di nuovi progetti messi in cantiere, un città che continua ad evolversi, che plasma interi quartieri alle logiche di mercato, una città che continua a non rendersi conto che non basta preservare la lingua e la bandiera catalana per conservare le proprie radici…

Francesco Rossini
www.no-de.it

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