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anni, il tempo di un rinnovamento urbano senza precedenti nella storia
della città; 10 anni per costruire 100.000 nuove abitazioni; 12
mesi, tempo medio di permanenza nella città da parte degli studenti
erasmus; 6 mesi, tempo nel quale lo stato restituisce i contributi accumulati
per almeno un anno di lavoro a contratto (paro) ; 3 mesi la mia esperienza
a Barcelona; 1 mese il tempo per rendersi conto che la Catalogna non è
la Spagna; 15 giorni il tempo medio per la frequenza di corso di spagnolo;
10 giorni per trovare lavoro; 7 giorni il tempo medio per una vacanza;
3 giorni per trovare casa; 1 giorno per comprarsi la bicicletta; 1 ora
per raggiungere in metro l’altro capo della città; 20 minuti,
il tempo di percorrenza in bici di circa 4 km di città; 15 minuti
il tempo per arrivare in spiaggia dal centro della città; 10 minuti
il tempo di una fila in banca, 5 minuti per accorgersi del senso di civiltà
di questa città, 3 minuti tempo di attesa medio alla fermata della
metro; 2 minuti per accorgerti che ti hanno rubato il portafogli; 1 minuto
per capire che la rambla è la parte più odiosa di barcelona;
30 secondi per tentare di uscire dalla rambla in pieno agosto; 15 secondi
per pensare di cambiare città; 5 secondi per decidere di farlo…ma
non ora!
Forse a barcelona l’orologio dei cambiamenti gira più veloce,
la città giovane per eccellenza continua ad evolversi, sia nella
conformazione urbana che nell’aspetto sociale.
Ci sono migliaia di lavoratori e studenti stranieri che vivono temporaneamente
la città, un flusso continuo e costante, che si rinnova sempre,
case che vengono affittate nel giro di un anno a svariate persone, 2 mesi,
4 mesi, un anno e così via, una popolazione nomade in continuo
mutamento-movimento che si confronta ogni giorno con la popolazione residente,
un rapporto di convivenza, dove è difficile riscontrare integrazioni
nel tessuto sociale, probabilmente proprio per l’uso a tempo che
ne viene fatto.
Barcelona la città meno spagnola per eccellenza, capitale della
regione catalana, sempre in competizione con il governo centrale di Madrid,
che manifesta attraverso i segni del potere, l’abilità nel
portare a termine progetti ambiziosi, un manifesto continuo di autocompiacimento,
che determina forti contraddizioni nel tessuto sociale, una città
che è l’emblema del cambiamento, una città temporanea
appunto, che rischia di perdere gradualmente le proprie radici.
Mancavo da barça, per dirlo in catalano, da un po’ di tempo,
a dir la verità ho trovato la città un po’ peggiorata,
la politica ha voluto farla diventare una capitale del turismo internazionale,
un turismo fatto però di mc donald’s e statue ramblesche,
un turismo che vede in testa le fantastiche creazioni di Gaudì,
ormai divenute vere e proprie disneyland architettoniche.
Un uso intensivo della città che attrae un numero sempre maggiore
di investitori, il rinnovamento che ha investito la città dal 1992,e
che ancora oggi è in atto, fa di barcelona un esempio di pianificazione
unico al mondo, è incredibile la quantità di nuovi progetti
messi in cantiere, un città che continua ad evolversi, che plasma
interi quartieri alle logiche di mercato, una città che continua
a non rendersi conto che non basta preservare la lingua e la bandiera
catalana per conservare le proprie radici…
Francesco
Rossini
www.no-de.it
vedi
le immagini di Barcellona
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