|
| Legare
è ciò che il bando richiede, legare la città ai giardini
e all’interno di questi trovare il modo di connettere i vari padiglioni.
L’area in oggetto, attualmente, sembra non appartenere alla città
di Venezia, in quanto essa assume un’importanza urbana periodica,
relativa al periodo delle mostre. Si è voluto quindi intervenire
su tale aspetto attribuendo ad essa la valenza di giardino e non solo
di contenitore di eventi culturali. […]
In primis si è pensato ad un legame/connessione rappresentato da
un elemento riconoscibile sia se si legge il tutto dalla città
ai giardini e da questi ai padiglioni sia viceversa. Un elemento unico
in grado di dare unità ed ordine alla disposizione dei padiglioni
che appare, se non disordinata, alquanto random.
La città è stata, inevitabilmente, un altro grande tema
di riflessione. Come legare una parte dell’urbis alla città
stessa? Il legame deve essere inteso come un legame fisico, percettivo
o in altro modo? Il progetto deve rifarsi alla città schematizzata
in poli di interesse (San Marco, Ponte di Rialto, ecc.) o la si può
ricollegare ad un concetto, ad un’idea, una caratteristica che è
a priori di quanto è stato detto in precedenza?
Questo è il canale scelto per la formulazione dell’idea progettuale:
mettere fisicamente in comunicazione i padiglioni, dare unità all’area,
legare questa alla città facendo corrispondere a questa l’idea
della laguna. Creare un unicum con la laguna mediante un processo che
parte dal sinuoso solco del canal grande e giunge fin dentro i Giardini.
[…cont. su www.luigimaisto.it]
Quindi: Persone
come massa; massa come fluido; fluido che scorre; fluido che aggira elementi
di ostacolo; fluido che raggiunge i padiglioni.
vedi
il progetto
note
biografiche
|