Stadio San Paolo di Napoli
“Scopriamo” il S. Paolo. L’edificio di Carlo Cocchia come fulcro di un nuovo parco urbano.

 
     
  Michelangelo Russo, Giuseppe Guida, Alessandro Gebbia  
 


Progettato in un’area che negli anni ’40 era la prima periferia di una grande città sul Mediterraneo, lo stadio S. Paolo ben presto si è ritrovato inviluppato in un pezzo di città denso.
Denso di abitanti, funzioni, assi stradali e nodi ferroviari, la Mostra D’Oltremare e, poco lontano, la grande e incipiente riqualificazione di Bagnoli.
La città e il “suo” stadio si soffocano a vicenda. L’una perché costretta ad espellere dal suo interno non tanto l’oggetto in se, ma i flussi periodici che esso innesca e le infrastrutture necessarie al suo funzionamento. L’altro perché non più in grado si supportare le “economie di scala” sportive che richiedono i grandi eventi nazionali ed internazionali. Per continuare ad esercitare la funzione di stadio, il S.Paolo ha bisogno di fagocitare uno spazio non più disponibile e di integrarsi con aggiunte incongrue, improprie e posticce come le tristi lamiere che lo ricoprono dai Mondiali del ’90.
Delocalizzato opportunamente - come prevedono, del resto, gli enti istituzionali e sportivi- al suo posto la città riacquisterebbe uno spazio inaspettato, uno spazio pubblico, da utilizzare come un grande parco urbano. Un manto verde che terrebbe in connessione trasversalmente l’ambito urbano che va dalla Stazione di Campi Flegrei della Linea 2 del Metro a via Terracina passando per la stazione della Cumana, il Politecnico, il Cnr. Nell’idea progettuale, all’interno di questo parco la splendida struttura dello stadio progettata da Carlo Cocchia, scandirebbe la spazialità degli eventi che vi si possono svolgere, rimanendone traccia e simbolo nel palinsesto della città, persa l’incongrua funzione di stadio.
L’intervento sulla costruzione appare come uno smontaggio di pezzi ed una ricostruzione di significato, che storicizza l’oggetto architettonico e lo mette in un nuovo equilibrio con la città.


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