| Suggestioni
Il primo passo per dialogare con una città è parlare la
sua stessa lingua, una lingua che a Benevento è fatta di foglie,
di sassi, di acqua. Parlare a Benevento è parlare di streghe, di
magia, è fare magia, magia di parole che prendono forma, invadono
le strade, riempiono vuoti di guerra.
Fate montagne siedono intorno ad ascoltare fiabe vecchie di secoli; il
fiume rallenta il suo scorrere per percepire l’eco di suoni da trattenere
un istante e portare via, lontano lontano, perché qualcun altro
li possa ascoltare.
Benevento è un racconto senza inizio né fine … un
racconto senza inizio né fine … che puoi raccontare in mille
modi, o mille storie da recitare, da creare, da dipingere, da custodire.
Penetra e risali la scorza della città, percorri i suoi cunicoli,
fin dove si lasciano scavare, ascolta, accogli le parole, le immagini
ed i simboli, elabora la storia.
“Alzare
gli occhi dal libro (leggeva sempre in treno) e ritrovare pezzo per pezzo
il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera
– le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne lontano,
s’accorgeva”
Italo Calvino, la speculazione edilizia
Modus
Rintracciare “pezzo per pezzo” gli elementi del paesaggio
che la natura ha distribuito e l’uomo ha esploso sul territorio
significa rimettere insieme le tessere di un mosaico scomposto, perché
sia possibile rileggerlo. Tali tasselli vanno raccolti e ricomposti entro
una rete di relazioni nello spazio, in tutte le direzioni.
La città di Benevento appare strutturata su più dimensioni,
invita ad intraprendere molteplici percorsi narrativi ed interpretativi.
Dinamiche complesse fatte di lontananza e prossimità, micro e macro,
pieni e vuoti, sopra e sotto, attraversamenti e marginalità, costruiscono
un gioco di antinomie spaziali e temporali di chiara evidenza. Prefigurare
una nuova immagine di Benevento vuol dire prender parte a questo gioco,
senza cambiarne le regole, empatizzando nell’inseguire le sue sequenze
e i suoi ritmi, entrando e conquistando le sue spazialità.
Il progetto costruisce quindi “sguardi orizzontali” ampi e
ristretti, “verticali” profonde, messe a fuoco differenti.
È un “progetto di relazioni”, di frammenti significanti
che dialogando alle diverse scale e nei diversi tempi producono e ridisegnano
una nuova morfologia urbana restituendo identità. Relazioni come
racconti, narrazioni che legano parti di città innescando nuove
dinamiche di vita e di fruizione: processi che danno vita ad una nuova
“coscienza” di città, città che riconosce se
stessa. Città creativa capace di coniugare talento e competenza.
La nuova Benevento è creatrice di cultura, in cui si forma, si
produce e si fabbricano saperi e arte.
L’arte, trainante del progetto, è “fatta” nelle
officine, nei laboratori, per le strade, racconta e dialoga, si confronta
con i luoghi che la ospitano, che la diffondono.
Nuove percorrenze:
longitudinalità e trasversalità
La multidimensionalità della scena urbana richiede la compresenza
e l’interazione di sistemi relazionali capaci di coniugare diverse
velocità, di attivare dinamiche e di attraversare scale, dai livelli
territoriali a quelli urbani, fino al più piccolo dei frammenti.
Il progetto recupera e reiterpreta il complesso disegno urbano, attraverso
percorsi narrativi di connessione e riammagliamento dei diversi pezzi
della città. Prefigura direzionalità, nuove strutture narrative
che connettono luoghi e persone, nuovi racconti, processi aperti, creatori
di nuove forme di uso e di “vita” civica, capaci di costruire
ed innescare economie.
“Longitudinalità”: dalla stazione Appia, cerniera tra
la città storica consolidata e le aree del parco archeologico-rurale
del “Cellarulo”, al mercato dei Commestibili attraversando
via San Filippo. Si prefigurano inserti progettuali minimi che danno vita
ad un percorso informativo che racconta se stesso e i luoghi che attraversa
e lambisce.
“Trasversalità”: la sequenza degli spazi di progetto
nella compressione della città storica tra i due fiumi, permette
di ricomporne il rapporto, attraverso la narrazione di un percorso tematico-fruitivo
dei diversi paesaggi urbani.
Il programma
di attuazione-Unità minime strategiche (UMS)
Anche l’attuazione del progetto rifiuta una rigida perimetrazione
spaziale e rilegge l’Unità Minima di Intervento come Unità
Minima Strategica, che all’interno di un gioco di incastri di tempi
e di luoghi definisce livelli temporali successivi e coordinati di intervento
a complessità crescente.
L’elemento progettuale minimo che caratterizza questa fase di attuazione
è dato dalla realizzazione di grandi “piastre materiche”
che vanno a modellarsi sui tre siti di concorso.
Lo “scavo” non è mai un ostacolo, ma una possibilità
del progetto. Se superiormente la piastra continua a definire la nuova
pelle della città, e un nuovo spazio urbano aggregativo, inferiormente
essa diventa a seconda delle necessità copertura dello scavo stesso
oppure parte di un nuovo edificio. Si tenta in questo modo di creare un
sistema di aggregazioni successive, tale che già la prima cellula
progettata contenga in sé quella particolare funzione urbana capace
di rivitalizzare l’intera area circostante.
vedi
il progetto
note
biografiche degli autori
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