concorso internazionale di progettazione
Valorizzazione e riqualificazione di aree nel centro storico di Benevento

Affioramenti

 
 
carlo gasparrini + prm_ architetti associati
 

Suggestioni
Il primo passo per dialogare con una città è parlare la sua stessa lingua, una lingua che a Benevento è fatta di foglie, di sassi, di acqua. Parlare a Benevento è parlare di streghe, di magia, è fare magia, magia di parole che prendono forma, invadono le strade, riempiono vuoti di guerra.
Fate montagne siedono intorno ad ascoltare fiabe vecchie di secoli; il fiume rallenta il suo scorrere per percepire l’eco di suoni da trattenere un istante e portare via, lontano lontano, perché qualcun altro li possa ascoltare.
Benevento è un racconto senza inizio né fine … un racconto senza inizio né fine … che puoi raccontare in mille modi, o mille storie da recitare, da creare, da dipingere, da custodire. Penetra e risali la scorza della città, percorri i suoi cunicoli, fin dove si lasciano scavare, ascolta, accogli le parole, le immagini ed i simboli, elabora la storia.

“Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera – le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne lontano, s’accorgeva”
Italo Calvino, la speculazione edilizia

Modus
Rintracciare “pezzo per pezzo” gli elementi del paesaggio che la natura ha distribuito e l’uomo ha esploso sul territorio significa rimettere insieme le tessere di un mosaico scomposto, perché sia possibile rileggerlo. Tali tasselli vanno raccolti e ricomposti entro una rete di relazioni nello spazio, in tutte le direzioni.
La città di Benevento appare strutturata su più dimensioni, invita ad intraprendere molteplici percorsi narrativi ed interpretativi. Dinamiche complesse fatte di lontananza e prossimità, micro e macro, pieni e vuoti, sopra e sotto, attraversamenti e marginalità, costruiscono un gioco di antinomie spaziali e temporali di chiara evidenza. Prefigurare una nuova immagine di Benevento vuol dire prender parte a questo gioco, senza cambiarne le regole, empatizzando nell’inseguire le sue sequenze e i suoi ritmi, entrando e conquistando le sue spazialità.
Il progetto costruisce quindi “sguardi orizzontali” ampi e ristretti, “verticali” profonde, messe a fuoco differenti.
È un “progetto di relazioni”, di frammenti significanti che dialogando alle diverse scale e nei diversi tempi producono e ridisegnano una nuova morfologia urbana restituendo identità. Relazioni come racconti, narrazioni che legano parti di città innescando nuove dinamiche di vita e di fruizione: processi che danno vita ad una nuova “coscienza” di città, città che riconosce se stessa. Città creativa capace di coniugare talento e competenza. La nuova Benevento è creatrice di cultura, in cui si forma, si produce e si fabbricano saperi e arte.
L’arte, trainante del progetto, è “fatta” nelle officine, nei laboratori, per le strade, racconta e dialoga, si confronta con i luoghi che la ospitano, che la diffondono.

Nuove percorrenze: longitudinalità e trasversalità
La multidimensionalità della scena urbana richiede la compresenza e l’interazione di sistemi relazionali capaci di coniugare diverse velocità, di attivare dinamiche e di attraversare scale, dai livelli territoriali a quelli urbani, fino al più piccolo dei frammenti.
Il progetto recupera e reiterpreta il complesso disegno urbano, attraverso percorsi narrativi di connessione e riammagliamento dei diversi pezzi della città. Prefigura direzionalità, nuove strutture narrative che connettono luoghi e persone, nuovi racconti, processi aperti, creatori di nuove forme di uso e di “vita” civica, capaci di costruire ed innescare economie.
“Longitudinalità”: dalla stazione Appia, cerniera tra la città storica consolidata e le aree del parco archeologico-rurale del “Cellarulo”, al mercato dei Commestibili attraversando via San Filippo. Si prefigurano inserti progettuali minimi che danno vita ad un percorso informativo che racconta se stesso e i luoghi che attraversa e lambisce.
“Trasversalità”: la sequenza degli spazi di progetto nella compressione della città storica tra i due fiumi, permette di ricomporne il rapporto, attraverso la narrazione di un percorso tematico-fruitivo dei diversi paesaggi urbani.

Il programma di attuazione-Unità minime strategiche (UMS)
Anche l’attuazione del progetto rifiuta una rigida perimetrazione spaziale e rilegge l’Unità Minima di Intervento come Unità Minima Strategica, che all’interno di un gioco di incastri di tempi e di luoghi definisce livelli temporali successivi e coordinati di intervento a complessità crescente.
L’elemento progettuale minimo che caratterizza questa fase di attuazione è dato dalla realizzazione di grandi “piastre materiche” che vanno a modellarsi sui tre siti di concorso.
Lo “scavo” non è mai un ostacolo, ma una possibilità del progetto. Se superiormente la piastra continua a definire la nuova pelle della città, e un nuovo spazio urbano aggregativo, inferiormente essa diventa a seconda delle necessità copertura dello scavo stesso oppure parte di un nuovo edificio. Si tenta in questo modo di creare un sistema di aggregazioni successive, tale che già la prima cellula progettata contenga in sé quella particolare funzione urbana capace di rivitalizzare l’intera area circostante.

vedi il progetto

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