Città di parole
come gli uomini vivono ciò che gli architetti inventano

 
   
Milano
una citta’ in movimento, provate a coglierla…
di Antonio Mantelli
 
   

Sono tutti lì… uno affianco all’altro, tutti in riga e in ordine di altezza, che si tengono compagnia stretti tra loro e si sostengono a vicenda! I più piccoli hanno sempre bisogno dei più grandi: li aiutano a stare in piedi. Quando i grandi vengono a mancare… i piccoli possono cadere, o appoggiarsi a qualchedun’altro lì vicino…
Quattro file appena vengono illuminate dal sole che entra dalla finestra obliqua della mansarda… verso la quale mi dirigo per aprirla, spalancarla… alla ricerca di aria pulita, fresca, fredda… che mi svegli dopo una nottata chiuso nella mia stanza………………….… respiro!
Il sole che alcuni secondi prima illuminava i miei libri è cresciuto: ora illumina i tetti, si diffonde nella nebbiolina mattutina di Milano entrando in tutte le finestre – chissà quanti libri illuminerà ancora, e chissà quali… – dei palazzi e delle case a corte, come la mia dove ho la bici che mi aspetta…
E’ lì… la prendo… esco e pedalo.
Corro, corro… sempre più veloce… non mi importa del freddo che colpisce il mio viso! Mi piace… mi contrasta… è pungente e forte. Lo sento entrare nella fronte, negli occhi e uscire attraverso le lacrime che pedalata dopo pedalata scorrono a tratti sulle tempie fino a staccarsi del tutto e cadere sui marciapiedi della città più calpestata d’Italia. Uno, due, tre… cinque… dieci… scarpe le calpestano! Le mie lacrime si asciugano sulla suola delle scarpe di persone che non si conoscono, che solo per un momento si sono trovate vicine, ma poi si dirigono nelle direzioni più diverse… e io inseguo la mia!
Rosso… mi fermo. Giro lo sguardo verso l’entrata di un palazzo… i miei occhi entrano dentro la corte... il mio cuore ne coglie il calore… il mio pensiero è rivolto alle persone che lì abitano… forse la corte serve a loro per tagliarsi una piccola parte di Milano. Ogni corte ha il suo pezzo di cielo… un suo quadro d’intimità, di tranquillità interna che si oppone agli esterni sempre in movimento.
Milano è così… apparentemente ermetica, fredda, scontata… ma all’improvviso ti sussurra parole che sottovoce riescono a raggiungere la sensibilità del tuo animo, con un piccolo brivido… di stupore e felicità insieme… perché sai che le ha sussurrate solo a te… non per timidezza, no… ma per quell’eleganza che tanto la caratterizza… e sorrido.
Verde. Riprendo a pedalare lasciandomi dietro quest’immagine … ormai già lontana.
Corro… osservo… la moda sui cartelloni, nei locali, tra la gente. Mi attirano le persone che si vestono alla moda… o mi attira la moda che si impone sulle persone? Beh… io le guardo… mi piace l’armonia dei colori… dei vestiti abbinati… dei capelli in movimento… del tipo di scarpe… magari sotto qualche paio ci sono le mie lacrime!
Corro… ancora moda, ovunque… una volta mi dava fastidio: pensavo che Milano fosse questa: mi fermavo all’immagine delle cose, al primo strato della cipolla, alla facciata di un edificio… senza sapere che entrandoci avrei trovato il suo valore recondito. Ero cieco…
Ultimi scatti in direzione università… pedalo senza osservare più niente. La velocità, le pedalate ritmate consentono di estraniarmi in altri pensieri… mi distacco dai precedenti. Più velocemente pedalo e più mi stacco dagli ultimi pensieri per incontrarne nuovi. Il movimento mi concilia il pensiero… mi attiva… mi rigenera… si, mi rigenera! Così come fa con Milano…
Ed io… io sono stato Milano.


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