| È
difficile dire perché, come e quando l’idea di New York si
sia radicata in me, mi abbia attratto, suggestionato. Ricordo però
l’impatto,violento e traumatizzante, con questa città, con
una realtà frenetica, maestosa, pazza e, in definitiva, molto più
complessa di quanto mi aspettassi. Il primo sentimento che provai fu un
senso di sgomento, sostituito immediatamente da una serie continua e velocissima
di altri stati d’animo: entusiasmo, curiosità, stupore si
alternavano in me con la stessa rapidità delle immagini che mi
sfilavano davanti agli occhi.
Iniziai a camminare lungo le vie del centro incantato, senza sapere che
fare, dove andare, che cosa fotografare. Le spinte della gente, l’urlo
dei clacson, il giallo dei taxi avvolgevano ormai la mia mente, ed i riflessi
del sole sui grattacieli mi rendevano a poco a poco partecipe di un mondo
tanto diverso dal mio.
Ma perchè New York, perché proprio New York?
In realtà solo chi è stato a New York ed ha cercato, per
quanto possibile, di comprenderla, sa che forse non si può amare
una simile città, ma sempre si rimane attratti dal suo straordinario
ed insinuante fascino.
In rapida successione di immagini mi ritornano alla mente le vette dei
grattacieli avvolte dal rosso incredibile di tramonti estivi, le notti
illuminate dalle insegne, il formicolio delle vie centrali nelle ore di
punta, i mercatini della domenica lungo la Madison. Ma New York non è
solo questo, ed è con la stessa velocità che mi sfilano
davanti agli occhi altre immagini ugualmente nitide e non meno significative:
i barboni che rovistano nei cestini dei rifiuti, l’atmosfera cupa
e paurosa di certi quartieri, la pazzia della gente in Central Park alla
domenica.
Anche questo è New York,tutto concorre a formare ed a delineare
quell’idea, quell’immagine della città che mi è
forse più cara.
Ma New York è come una bella donna, sa sempre stupirti.
Sono lungo la Avenue of Americas, alzo gli occhi ed in un solo momento
le mie certezze e la mia sicurezza crollano di fronte alla maestosa grandezza
di questa città. Nuovamente sono preso da una strana sensazione
di sgomento: rimango attonito a guardare la vita ed i palazzi, la gente
e le automobili che ruotano intorno a me a ritmo vorticoso.
Questa città alla quale tanto avevo pensato e che giuravo di conoscere,
ancora una volta mi sfuggiva senza che riuscissi ad afferrarne l’intima
realtà.
I giorni e le occasioni mi permisero però di incontrarmi con le
immagini che avevano riempito il mio immaginario: la lue della sera tra
le vette di Park Avenue, il sole che si perde tra le articolate strutture
del gioiello di Mies, le colazioni da Starbuck, e poi…la gente:
questi newyorkesi così diversi, così stani con le loro mille
occasioni di vita.
Ora, nella quiete della mia casa, nella tranquillità della mia
città di provincia, tra le migliaia di immagini e di ricordi che
mi circondano, ripenso spesso a New York ed è proprio durante questi
momenti che sento di lasciato dietro di me qualcosa…
New York è una grande città e come tutte le grandi città
ha in se qualcosa di inafferrabile: è la vita di tutti coloro che
la popolano, i loro sentimenti, i loro dolori, le loro angosce, le loro
gioie, le loro vicende quotidiane, grandi o mediocri che siano.
L’uomo, il singolo uomo, non può comprenderla e far sua la
grande anima di questa città: forse può soltanto intuirla,
per lo spazio di un attimo.
vedi
le immagini di NewYork
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