Città di parole
come gli uomini vivono ciò che gli architetti inventano

 
   
New York
ma perchè New York, perchè proprio New York?
di Roberto Tranchese
 
   

È difficile dire perché, come e quando l’idea di New York si sia radicata in me, mi abbia attratto, suggestionato. Ricordo però l’impatto,violento e traumatizzante, con questa città, con una realtà frenetica, maestosa, pazza e, in definitiva, molto più complessa di quanto mi aspettassi. Il primo sentimento che provai fu un senso di sgomento, sostituito immediatamente da una serie continua e velocissima di altri stati d’animo: entusiasmo, curiosità, stupore si alternavano in me con la stessa rapidità delle immagini che mi sfilavano davanti agli occhi.
Iniziai a camminare lungo le vie del centro incantato, senza sapere che fare, dove andare, che cosa fotografare. Le spinte della gente, l’urlo dei clacson, il giallo dei taxi avvolgevano ormai la mia mente, ed i riflessi del sole sui grattacieli mi rendevano a poco a poco partecipe di un mondo tanto diverso dal mio.
Ma perchè New York, perché proprio New York?
In realtà solo chi è stato a New York ed ha cercato, per quanto possibile, di comprenderla, sa che forse non si può amare una simile città, ma sempre si rimane attratti dal suo straordinario ed insinuante fascino.
In rapida successione di immagini mi ritornano alla mente le vette dei grattacieli avvolte dal rosso incredibile di tramonti estivi, le notti illuminate dalle insegne, il formicolio delle vie centrali nelle ore di punta, i mercatini della domenica lungo la Madison. Ma New York non è solo questo, ed è con la stessa velocità che mi sfilano davanti agli occhi altre immagini ugualmente nitide e non meno significative: i barboni che rovistano nei cestini dei rifiuti, l’atmosfera cupa e paurosa di certi quartieri, la pazzia della gente in Central Park alla domenica.
Anche questo è New York,tutto concorre a formare ed a delineare quell’idea, quell’immagine della città che mi è forse più cara.
Ma New York è come una bella donna, sa sempre stupirti.
Sono lungo la Avenue of Americas, alzo gli occhi ed in un solo momento le mie certezze e la mia sicurezza crollano di fronte alla maestosa grandezza di questa città. Nuovamente sono preso da una strana sensazione di sgomento: rimango attonito a guardare la vita ed i palazzi, la gente e le automobili che ruotano intorno a me a ritmo vorticoso.
Questa città alla quale tanto avevo pensato e che giuravo di conoscere, ancora una volta mi sfuggiva senza che riuscissi ad afferrarne l’intima realtà.
I giorni e le occasioni mi permisero però di incontrarmi con le immagini che avevano riempito il mio immaginario: la lue della sera tra le vette di Park Avenue, il sole che si perde tra le articolate strutture del gioiello di Mies, le colazioni da Starbuck, e poi…la gente: questi newyorkesi così diversi, così stani con le loro mille occasioni di vita.
Ora, nella quiete della mia casa, nella tranquillità della mia città di provincia, tra le migliaia di immagini e di ricordi che mi circondano, ripenso spesso a New York ed è proprio durante questi momenti che sento di lasciato dietro di me qualcosa…
New York è una grande città e come tutte le grandi città ha in se qualcosa di inafferrabile: è la vita di tutti coloro che la popolano, i loro sentimenti, i loro dolori, le loro angosce, le loro gioie, le loro vicende quotidiane, grandi o mediocri che siano.
L’uomo, il singolo uomo, non può comprenderla e far sua la grande anima di questa città: forse può soltanto intuirla, per lo spazio di un attimo.


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