Il corso Garibaldi è stato per lungo tempo, e forse lo è tutt’ora, linea di demarcazione tra il centro antico e l’espansione fuori le mura. Il degrado, l’improvvisazione, l’accattonaggio sono caratteristiche imprescindibili di questo luogo che è consumato da architetture malsane e spesso inadeguate.
Ermanno Rea, in una sua citazione nel libro Napoli Ferrovia – pag. 23 – afferma:
“… questa è un città-spugna, capace di apporre il proprio sigillo su ogni importazione, di ridurre alla propria misura chiunque la scelga per casa; questa è una città che inghiotte, metabolizza fingendo di farsi essa stessa straniera via via che integra lo straniero, lo divora …”
“… quello che è sicuramente cambiato è l’ordine di grandezza: ora si è fatto smisurato …”
Per superare la frattura e ricucire l’esistente bisogna, innanzitutto, valorizzare i due centri – piazza Nolana e piazza Guglielmo Pepe – attraverso la sovrapposizione di fasce pavimentate, di verde e di spazi collettivi in modo da riconnetterle idealmente alla realtà circostante. Per far ciò, corso Garibaldi è trattato come un lungo “fascione” di asfalto che si frantuma innanzi alla ritrovata forza delle direzioni trasversali deteriorate fisicamente.
Attraverso un sistema di piastre – idealmente delle piazze interne – si propina di unificare l’ambiente vissuto tra la piazza Garibaldi e Via Cosmo Fuori Mura, nonché un collegamento con queste ultime.
Infatti, la maglia interrotta dalla ferrovia è stata riproposta attraverso centri di interesse comune che coprono la linea su ferro, in modo che questa eccezione perda valenza ritrovando la logica della scacchiera ottocentesca.
Per rilanciare il quartiere e estrudere il suo contenuto potenzialmente valido si prevede, nell’area demaniale in affidamento alla circumvesuviana, una funzione – un incastro funzionale – in modo da far ritrovare all’area la sua vocazione perduta con il tempo.
In questo modo, la periferia si recupera con strutture urbane, integrate funzionalmente e architettonicamente e inserite nella tradizione locale.
La funzione, cosi definita, si inserisce nel vissuto, per cui il cittadino viene coinvolto nel suo percorso identificandolo con lo spazio urbano esistente.
In ultima istanza, è possibile promuovere il rinnovamento di tutto lo skyline di corso Garibaldi – gli studi dell’icomos affermano che le condizioni statiche dell’intero fronte sono “cattive” – , il quale taglia trasversalmente l’intera città laddove vi è una concentrazione di emergenze obsolete senza alcun valore architettonico.
Si elimina, cosi, un esempio di cattiva letteratura – che rappresenta un esempio di chiara e scontata edilizia dove qualità dello spazio e pregio architettonico non sono stati contemplati nella realizzazione – per far posto ad un nuovo volume che non ha la pretesa di diventare il protagonista dell’area ma ha soltanto l’intenzione di dialogare con l’intorno.
Il pezzo è in rapporto con l’antico e con la moderna stazione realizzata da De Luca in un’ intesa silenziosamente comunicativa.
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