Città di parole
come gli uomini vivono ciò che gli architetti inventano

 
Roma
il vento e la storia
di Luigi Veronese
 

E' il vento la cosa più bella di Roma…
Lì lo chiamano ponentino, ma è molto di più di un fenomeno atmosferico, è un'eco lontana e porta con se la grandezza della memoria. E' un abbraccio tiepido che ti prende ogni volta che esci da un luogo al chiuso e ti getti in strada… e poiché sei a Roma non puoi fare a meno di chiederti quali frammenti di storia stia portando nel suo fluire.
Perché Roma è Storia.
Per quanto i moderni negozi, il frastuono del traffico e le orde di impiegati in giacca e cravatta nell'ora di pausa tentino di distrarti, la mente e gli occhi vanno verso l'alto, a guardare le facciate dei palazzi, le mille finestre variamente decorate, i cornicioni e le mensole, i portoni e le cupole argentate e ti ritrovi a pensare a mondi che non ci sono più, al Medioevo, al Rinascimento, alla storia passata che lì è ancora presente. E' una sorta di macchina del tempo che si assapora camminando e preferibilmente perdendosi nei suoi vicoli.
E' bellissimo perdersi a Roma.
Il vento ti guida in un dedalo di strade che ti portano ovunque. Hai solo le colline ed il fiume come confini, il resto è architettura.
La mia Roma inizia nell'ansa che il Tevere forma tra l'isola Tiberina e il Vaticano, è la fitta trama dei vicoli della città medievale che i primi papi urbanisti del '500 si divertirono a trafiggere con "moderni" assi viari. Sono le strade delle vecchie corporazioni, i giubbonari, i baullari, i cappellari dove si trovano ancora antiche botteghe intervallate da moderne vetrine da sempre incorniciate da vecchi architravi lignei ed antiche decorazioni marmoree.
Ed ancora la via dei coronari, la prima "via recta" della Roma rinascimentale, oggi oasi di pace dove disordinati negozi di antiquariato si affacciano su una perfetta miscela di sanpietrini e pozzolana, di piante rampicanti e intonati rosati, di fontanelle e ristoranti tipici. Un segmento viario che da solo basterebbe a descrivere l'intera Roma.
E non è immaginabile la magia del continuo effetto "dietro l'angolo"…!
Qui cambiare strada potrebbe significare trovarsi d'improvviso davanti all'eterno pantheon o all'immenso vuoto di piazza Navona, oppure davanti all'armonico spazio settecentesco di piazza sant' Ignazio o più semplicemente in qualche modesta e anonima piazzetta dove edicole sacre, fiori, piante, fontane e statue ti portano a pensare che quello possa essere il luogo dove sarebbe bello vivere per sempre.
E' un continuo sorprendersi: campanili e cupole che chiudono caratteristiche visuali, chiese di ogni epoca a fare da scenografia alle piazze, portoni spalancati a fronteggiare le strade…
E' un organismo che respira in un continuo aprirsi e chiudersi tra larghi e vicoli.
E quando esci da questo mondo antico è la natura a rubarti l'attenzione.
Il Tevere appare fiero e solitario nel suo letto di platani e nello spazio intorno si colgono le lievi colline del Gianicolo, del Vaticano e dell'Aventino a far da cornice. E quando si attraversa il pedonale Ponte Sisto si possono cogliere a 360 gradi l'isola Tiberina, gli antichi ponti e la cupola michelangiolesca a far da cappello a tanta bellezza.
E da qui verso il tramonto ci si può incamminare verso l'Aventino.
Nella valle del Circo Massimo il sole illumina frontalmente le antiche e maestose vestigie del Palatino, lo spettacolo è da mozzare il fiato. Si stenta a credere che quelle pietre un tempo furono testimoni di grandiosi eventi e contemporaneamente viene immediato ricostruire mentalmente quel grandioso complesso per immaginarlo quando era la sede del potere di un immenso impero.
E poi l'Aventino, di nuovo un oasi dove la natura sembra per un attimo prevalere sul costruito.
Ma solo per un attimo però. Perché quando entri nel giardino degli aranci, all'ombra dell'abside della secolare chiesa di santa Sabina e dopo pochi passi raggiungi la balaustra marmorea aperta verso il cielo, ti ricongiungi con la grandezza dell'uomo. Lo spettacolo che si apre davanti è il più bel panorama di Roma, cogli in una sola occhiata le forme dei grandi artisti dell'architettura di ogni tempo, il cortile del belvedere, la cupola di sant'Ivo alla Sapienza, Trinità dei Monti, villa Medici e san Giovanni in Laterano, san Pietro e santa Cecilia, il Vittoriano ed il Quirinale, tutto è lì davanti al tuo sguardo,
il corpo è immobile, la mente è rapita e l'unica cosa che ancora percepisci è quel vento tiepido che ti accarezza i sensi.


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Luigi Veronese
architetto di Napoli, dottorando in conservazione dei beni architettonici

gigiver@hotmail.com