Saragozza:
The show must go on
di francesco rossini
foto: giovanna santoro
Dopo
quasi tre mesi di esposizioni e conferenze l’expò di
Saragozza sta per chiudere i battenti, lanciando la sfida piu grande
alla città, ovvero quella della conversione funzionale del
recinto e dei padiglioni espositivi in un polo attrattivo.
In questi 3 mesi la città ha vissuto uno dei momenti più
importanti della sua storia recente, catapultata sulla scena internazionale,
dal 14 giugno nella città aragonese, si è indagato
sui possibili scenari del pianeta, Il tema princilale dell’
esposizione era incentrato a riorientare e migliorare i modelli
ed i sistemi attuali in materia di acqua e sviluppo sostenibile
per il XXI secolo.
Un evento che nell’era globalizzata ha fatto il giro del mondo,
mettendo in scena lo sforzo economico di un’intera nazione,
che strategicamente punta a rafforzare altre zone del paese meno
note, creando nuovi orizzonti turistici al di fuori delle consolidate
rotte di Barcellona e Madrid.
Il recinto della expo circa 65.000 mq sorge sulle sponde del fiume
Ebro, e dista a pochi minuti dal centro cittadino, in una zona all’interno
del Parque del Agua, un parco fluviale in cui sono stati piantati
oltre 20.000 alberi che oltre all’expo ospita svariate zone
per lo svago e il tempo libero.
Un cospicuo investimento di risorse economiche, nel tentativo di
attrarre nuovi capitali attraverso il prestigio internazionale e
la pubblicità che puo portare un evento internazionale di
questa portata
La paradigmatica costruzione del Guggheneim a Bilbao ha trasformando
le citta’ in aspiranti modelle da griffare attraverso i progetti
delle “archistar” internazionali, Saragozza ha voluto
fortemente il suo abito da passerella, un abito costato 65 mlioni
di euro, e che di fatto diviene il vero protagonista dell’esposizione:
il pavillon-puente disegnato dall’architetto Zaha Hadid, un
progetto stilisticamente evoluto che non riesce tecnologicamente
a reggere il confronto con le forme suadenti dei suoi disegni e
modelli. Un’ architettura dinamica nelle intenzioni, che estremizza
le possibilita dei materiali da costruzione, e dove passerelle e
sbalzi hanno bisogno di innumerevoli supporti per volare al di la
delle proprie possibilità....
Purtroppo si nota sempre più la distanza tra l’architettura
da “passerella” e l’architettura “pret-a-
porter”, prima i grandi maestri, ci indicavano la strada,
oggi siamo immersi nel piu completo individualismo, l’eccezione
diviene normalità, la normalità banale.
La spettacolarizazzione diviene il fine del nostro lavoro, gli edifici
si svuotano di significato, la torre dell’acqua, altro fiore
all’occhiello dell’esposizione, progettato dall’
architetto Enrique de Teresa ne diviene un esempio emblematico.
Un edificio che sfiora gli 80 metri d’altezza che mostra simbolicamente
attraverso un persorso di wrhigtiana memoria, una goccia d’acqua
nell’atto della sua caduta, una “passegiata verticale”
di circa 20 minuti in cui l’esperienza conoscitiva diviene
l’unica funzione che supporta il contenuto ed il contenitore.
francesco
rossini
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