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casa è una macchina per abitare, si sa. Come le macchine la nostra
società è in continua evoluzione e ne sperimentiamo i cambiamenti
quotidianamente attraverso le nuove tecnologie e le trasformazioni culturali
che modificano il nostro modo di vivere.
La domanda che ci poniamo è: come questi cambiamenti così
rapidi possono incidere e modificare la nostra macchina per abitare, o
meglio il nostro nucleo abitativo? Che messaggio ci aspettiamo dall’architettura
se la distanza che intercorre tra le trasformazioni urbane e i cambiamenti
tecnologici e scientifici, diventa troppo grande?
Molte sono le opere significative che hanno tentato e tuttora tendono
ad abbreviare questa distanza.
Ne sono una testimonianza alcuni esempi dell’esperienza architettonica
olandese che nel corso del tempo ha saputo conciliare la sua storia e
le sue tradizioni con innovazione e sperimentazioni artistico-architettoniche.
E’ con questo spirito che ho visitato l’Olanda. E’ così
che passeggiando comodamente in bicicletta (cosa che ci rammentiamo di
fare solo quando siamo all’estero), inciampiamo nella casa di Gerrit
Thomas Rietveld, Utrecht 1924.
Dopo la I guerra mondiale, i designer interpretano in modo nuovo le forme,
caratterizzandole con linee chiare, funzionali e concrete. La casa di
Rietveld dunque, così come la sua famosa “Red and Blue”
o la “Zig Zag” evidenziano in modo chiaro i caratteri e gli
ideali del tempo. I colori e la geometria delle sue opere così
come il prospetto dell’abitazione, si rifanno ai quadri di Piet
Mondrian. Ecco uno dei modi di interpretare i primi anni del XX secolo.
Ecco come si inizia a dare vita ad un periodo in cui i cambiamenti architettonici
non sono mai stati così drammatici.
Facciamo un salto temporale e visitiamo, non lontano dal centro di Utrecht,
il più attuale Educatorium di Rem Koolhaas del 1997. Un edificio
a servizio di tutte le Facoltà e degli Istituti di ricerca dell’Università.
Un luogo che si integra perfettamente nell’ambiente circostante.
Un foglio che “si piega” ed all’interno della sua piegatura
accoglie aule studio e mensa. L’ingresso, una grande piazza con
comode sedute colorate che di notte diventano sculture luminose.
Ma andiamo a Delft, paese d’origine di Jan Vermeer. Se da un lato
facciamo un tuffo nel passato con una passeggiata lungo i pittoreschi
canali, i palazzi secenteschi, le chiese imponenti, i cortili silenziosi
e i vicoli stretti, dall’altro si contrappone il sapiente intervento
di Mecanoo del 1993, innovativo, quanto silenzioso. Una biblioteca che
“sta”, ma non si vede. Ricoperta dal verde del prato, presenta
come unico volume che fuoriesce dal terreno, un grande cono di vetro.
Il cono caratterizza sia l’esterno della biblioteca quale landmark
del paesaggio, sia l’interno andando ad accogliere una rampa elicoidale
di connessione verticale per i quattro livelli. Il tutto diviene luogo
vivo e intimo allo stesso tempo, pubblico e privato insieme. All’interno
anche i gradini suggeriscono il silenzio.
Spostiamoci ad Amsterdam. Qui gli appartamenti WoZoCo’s progettati
da MVRDV nel 1997 stupirono tutti gli abitanti per la loro bizzarra facciata.
Destinati ad accogliere le persone anziane di Osdorp, l’edificio
principale si presenta in pianta come una striscia stretta, tattica usata
dagli architetti per minimizzare lo spazio occupato e quindi aumentarne
la quadratura del verde circostante. Sulla facciata sud rivestita in legno,
le finestre sono disposte in posizioni differenti, e i balconi donano
una varietà di profondità e larghezza. I loro colori sono
stati scelti dagli abitanti, in modo da rendere ogni appartamento unico
per chi lo vive. Si è così creato un elegante ritmo cromatico
che caratterizza tutto l’insieme.
“L’architettura”, ci indica Nicola Pagliara, “racconta
come un libro o una novella la storia del tempo in cui è stata
prodotta. Perciò ammicca al futuro attraverso le sue intime logiche
perverse…”
E speriamo di riuscire in questo intento così affascinante, così
difficile…
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le immagini del viaggio
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